"Domande d’asilo – Le sfide dopo il «sì» popolare alla nuova legge secondo il Segretario di Stato Mario Gattiker"

Parole chiave: Asilo

Interviste, SEM, 16.06.2016. la Regione, Stefano Guerra

la Regione: "La ricerca dei luoghi destinati a ospitare i centri federali, il futuro del Crp di Chiasso, l’integrazione di rifugiati e persone ammesse a titolo provvisorio, l’accompagnamento dei minorenni giunti soli in Svizzera in cerca di protezione. Ma anche la pressione migratoria alla frontiera sud: «Teniamo conto del fatto che il Ticino è particolarmente esposto», afferma nell’intervista Mario Gattiker."

Una decina di giorni fa il popolo svizzero ha accolto in modo netto (66,8% di sì) una nuova legge sull’asilo destinata ad accelerare la maggior parte delle procedure. L’alleanza interpartitica che aveva sostenuto la riforma si è però subito sfaldata. Già la sera del 5 giugno, le urne chiuse da poche ore, Plr, Ppd e Udc hanno (ri)cominciato a rincorrersi a vicenda sull’urgenza di reintrodurre controlli sistematici alle frontiere, di rivedere lo statuto dell’ammissione provvisoria, di spedire guardie di confine sui treni tra Milano e Chiasso ecc. Nella cacofonia che spesso caratterizza le discussioni sulla politica d’asilo, la voce di Mario Gattiker resta discreta. Costantemente nell’occhio del ciclone, esposto a regolari critiche nelle vesti di direttore della Segreteria di Stato della migrazione (Sem, oltre mille collaboratori), il 60enne bernese si è nondimeno guadagnato un ampio apprezzamento per il suo senso del compromesso. In un ambito «che solleva molte emozioni» (perché «qualsiasi decisione noi prendiamo, di mezzo ci sono delle persone: i richiedenti in procedura, ma anche la popolazione»), il suo è «un compito esigente, ma affascinante», e nello svolgerlo «mi sento bene», dice alla "Regione". La cosa più difficile? «Trovare un terreno d’intesa fra opinioni spesso molto divergenti. La questione dell’asilo polarizza. E noi per quanto possibile cerchiamo sempre un compromesso». Abbiamo incontrato Mario Gattiker nella sede della Sem a Berna-Wabern.

La fase d’attuazione della nuova legge è già iniziata. Quali sono i prossimi passi?
La signora [Simonetta] Sommaruga [responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, di cui la Sem fa parte, ndr] ha già firmato il mandato di un gruppo di lavoro congiunto Confederazione/Cantoni preposto all’attuazione. Dobbiamo finire di scegliere le località che ospiteranno i futuri centri federali, e poi dovremo fare in modo che questi entrino in funzione. Si tratterà anche di elaborare delle ordinanze, di allestire un sistema di monitoraggio dei costi ecc. Sono lavori estremamente complessi: servirà del tempo. Spetterà poi al Consiglio federale decidere quando far entrare in vigore la legge [al più presto nel 2019, ha indicato la scorsa settimana la Sem, ndr]. Comunque, già ora cerchiamo di accelerare le procedure, di lavorare nella direzione tracciata dalla nuova legge.

A inizio maggio i futuri centri federali definiti assieme ai Cantoni erano 11. Se ne sono aggiunti altri nel frattempo?
No. Al momento è definita l’ubicazione di 11 centri su 16-18. Manca un centro di partenza per ciascuna delle seguenti regioni: Svizzera occidentale, Svizzera nordoccidentale, Zurigo e Canton Berna. Possibili strutture sono state identificate. Siamo in discussione con Cantoni e Comuni. Per quel che riguarda la regione "Svizzera centrale e Ticino", abbiamo la garanzia che il Ticino ospiterà un centro di registrazione. La Confederazione e il Comune di Seewen (Svitto) hanno firmato una dichiarazione d’intenti per la realizzazione di un centro di partenza. Ma la cosa va ancora discussa con le autorità cantonali. Infine, non sappiamo ancora dove saranno ubicati i due centri speciali per richiedenti "recalcitranti".

Per quante di queste strutture si dovrà passare da una votazione popolare nei comuni?
Nel Canton Zurigo ci sarà una votazione popolare per il nuovo centro di procedura. Non posso escludere che anche in altri comuni – in pochi casi, comunque – ci saranno delle votazioni.

Che ne sarà del Centro di registrazione e procedura (Crp) di Chiasso?
La struttura è troppo piccola per le esigenze dei futuri centri di procedura [dove si ritroveranno tutti gli attori coinvolti: richiedenti, funzionari Sem, rappresentanti legali ecc., ndr]. Perciò, assieme alle autorità cantonali, stiamo valutando altre opzioni: le varianti sono due. È chiaro però che il Crp di Chiasso, essendo a ridosso della frontiera, continuerà ad avere un ruolo. Quale esattamente, è da vedere.

Quali sono le due varianti sul tavolo?
Il contenuto delle discussioni con il Cantone e il Comune – con i quali la Sem collabora molto bene – è confidenziale.

Ci sarà un altro centro pilota dopo quello di Zurigo?
Stiamo verificando le possibilità di istituirne un altro. L’ubicazione è tuttora al vaglio.

La nuova legge si basa sul presupposto che il 40% dei richiedenti siano rinviati, in ossequio all’accordo di Dublino, nel paese di primo asilo entro 140 giorni al massimo. È ancora realistico?
Il settore dell’asilo è sottoposto a forti oscillazioni. Ciò vale anche per il "sistema Dublino". Questo 40% di "casi Dublino" sul quale ci basiamo è frutto di una media pluriennale. È una stima realistica, tenuto conto delle costanti fluttuazioni. Persino nel 2015 – un anno che ha visto un forte aumento delle domande d’asilo – abbiamo avuto una quota di "decisioni Dublino" del 30%-35%, vicina al 40% stimato. Eppure, avevamo avuto poche registrazioni nel sistema Eurodac [la banca dati europea nella quale vengono immesse le impronte digitali di richiedenti asilo e migranti, ndr]. Quest’anno, invece, sin qui la quota di registrazioni è del 70-80%. In Italia la registrazione, Dublino compreso, nel complesso sta funzionando.

Sarà così anche nelle prossime settimane? Gli arrivi in Italia aumentano, la quota di registrazioni diminuirà: di conseguenza, i rinvii dei "casi Dublino" verso la vicina Penisola si faranno più difficili.
Molto dipenderà dalla capacità dell’Italia di registrare queste persone anche in caso di forte afflusso. Qualora dovesse verificarsi un sensibile aumento degli arrivi e la registrazione riprendere a non più funzionare bene, come nell’estate 2015, allora è chiaro che i trasferimenti sarebbero più difficoltosi. Va detto però che al momento la cooperazione con Roma in ambito migratorio, Dublino compreso, funziona bene.

Nelle ultime settimane le entrate illegali in Ticino sono cresciute in modo marcato. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha già dichiarato che sarebbe meglio respingere questi migranti. Come vede la situazione?
Già oggi i migranti illegali vengono respinti alla frontiera sud, se non depositano una domanda d’asilo. Se invece lo fanno, allora esaminiamo subito se si tratta di "casi Dublino" da trasferire nel paese di primo asilo. Il Ticino non subisce una pressione maggiore rispetto ad altri cantoni per il semplice fatto di trovarsi a contatto con l’Italia. Se molte persone entrano a Chiasso, queste non restano in Ticino per l’intera procedura; già dopo pochi giorni, a registrazione avvenuta (o addirittura per la registrazione stessa, in caso di forte afflusso), vengono ripartite fra gli altri cantoni (o trasferite in uno degli altri quattro centri di registrazione e procedura, se non c’è spazio al Crp di Chiasso). Il Ticino, vista la situazione geografica, è particolarmente esposto ai flussi migratori: noi ne teniamo conto. E sono riconoscente per il fatto che sin qui siamo sempre riusciti a trovare soluzioni pragmatiche assieme al governo ticinese e alle autorità.

Si moltiplicano le proposte volte a evitare che potenziali richiedenti mettano piede su suolo elvetico e depositino una domanda d’asilo. Sono misure plausibili?
Se una domanda d’asilo viene formulata, va esaminata. Trasferimenti automatici non sono possibili. In virtù dell’accordo di Dublino, questi possono essere effettuati solo una volta che la persona è registrata e secondo i meccanismi di riammissione previsti. Assieme a Germania, Austria e Italia, stiamo tuttavia valutando se, in caso d’emergenza, si possa andare oltre. Ma per ora le condizioni di una tale situazione non sono date. E comunque anche eventuali misure "straordinarie" saranno da adottare nel rispetto delle disposizioni legali vigenti.

Ancora sulla nuova legge. I richiedenti che ne hanno diritto otterranno protezione (asilo o ammissione provvisoria) in tempi più brevi. Cosa significa in termini di integrazione sociale, scolastica e professionale?
L’integrazione è una delle grosse sfide che gli attuali flussi migratori portano con sé. Buona parte delle persone che chiedono asilo hanno diritto a una protezione, resteranno a lungo in Svizzera, in molti casi però non parlano le nostre lingue, non dispongono di una formazione adeguata che consenta una rapida integrazione nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda i minorenni non accompagnati, grazie alla nuova legge questi ragazzi saranno presi a carico in un centro federale sin dal primo giorno. Un rappresentante legale li difenderà durante l’intera procedura, fungendo anche da consulente per tutte le altre questioni. Questo nuovo sistema aiuterà i giovani a orientarsi, e le autorità avranno a disposizione una persona supplementare cui fare riferimento. La "scolarizzazione" – si tratterà di misure educative rudimentali – sarà avviata nei centri federali, poi semmai proseguita nei cantoni.

La ‘Nzz’ ha scritto che l’esecuzione del rinvio nei paesi del Maghreb di richiedenti respinti e di cittadini nordafricani che hanno scontato una pena in Svizzera è "bloccata". È così?
Bisogna differenziare. Con la Tunisia abbiamo un "partenariato migratorio": nel complesso funziona bene. Con l’Algeria abbiamo firmato un accordo di riammissione che però non prevede la possibilità di rimpatriare cittadini algerini con i cosiddetti "voli speciali". Con il Marocco, invece, non abbiamo firmato alcun accordo di riammissione. Con questi due ultimi paesi, l’esecuzione dei rinvii non funziona in maniera ottimale. Dialoghiamo con loro, come del resto fanno molti paesi europei, per cercare di migliorare la situazione. Ma è molto difficile. Tuttavia, va detto che per coloro che inoltrano in Svizzera una domanda d’asilo infondata – e ciò è spesso il caso per algerini e marocchini – le cose vanno molto velocemente: diamo la priorità al trattamento di queste domande, e le persone ricevono solo un aiuto urgente. Tale prassi [le procedure dette "fast-track", ndr] è seguita in modo sistematico e ha portato a una drastica riduzione delle domande d’asilo in provenienza da questi paesi. Il messaggio ai potenziali richiedenti asilo di questi paesi è chiaro: quella dell’asilo spesso è la strada sbagliata, e per voi non esistono prospettive da questo punto di vista in Svizzera.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 16.06.2016