Domande ricorrenti sull’Eritrea

L’Eritrea è uno Stato monopartitico autocratico con libertà di opinione e di stampa molto limitata. Dall’indipendenza, dichiarata nel 1991, il Paese è governato da Isaias Afewerki, ovvero dal suo Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ). Sino ad oggi non si sono avute elezioni nazionali. La costituzione adottata nel 1997 non è mai entrata in vigore. Anche la libertà religiosa è limitata. L’Eritrea occupa l’ultimo posto nell’indice della libertà di stampa di «Reporter senza frontiere». Nel Paese non c’è una stampa libera, ma i media esteri sono disponibili.

Dalla guerra di confine eritreo-etiope 1998-2000, tutti i cittadini eritrei sono obbligati a prestare un «servizio di leva nazionale» – in ambito militare o in ambito civile – la cui durata può essere indefinitamente estesa. Il luogo e il genere del servizio sono imposti. Nel 2018 l’Eritrea e l’Etiopia hanno concluso un accordo di pace e hanno riaperto la frontiera. Tuttavia non si può ancora valutare se questo sviluppo si ripercuoterà anche sul servizio di leva nazionale.

Nel quadro della parte militare del servizio di leva nazionale sono documentate numerose violazioni dei diritti umani (tra cui arresto arbitrario, tortura). Oltre ai soldati, vi sono numerose altre vittime di violazioni dei diritti umani. Si pensi in particolare a chi critica il Governo oppure ai seguaci di comunità religiose non riconosciute. La maggior parte di queste vittime sono arrestate senza beneficiare di un qualsiasi procedimento e senza che i familiari vengano informati. In Eritrea vigono condizioni di carcerazione precarie. Spesso si verificano casi di tortura.

Il Dossier speciale Eritrea redatto nel 2015 dalla SEM per l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo EASO e il rapporto «Informazioni sui Paesi di origine. Eritrea. Servizio nazionale e espatrio illegale», pubblicato della SEM nel 2016, propongono una valutazione circostanziata della situazione prevalente in Eritrea e rilevante per la procedura d’asilo. Quest’ultimo è stato pubblicato nel novembre 2016 dall’EASO quale pubblicazione propria in tedesco e inglese.

Eritrea: notizie sul paese (EASO, maggio 2015) 
Eritrea: notizie sul paese (sintesi, agosto 2015)

Focus Eritrea: Update Nationaldienst und illegale Ausreise (August 2016)
(Questo documento non è disponibile in italiano)

Eritrea: Nationaldienst und illegale Ausreise (EASO, November 2016) 
Eritrea: National service and illegal exit (EASO, November 2016)
(Questo documento non è disponibile in italiano)

Il servizio di leva nazionale in Eritrea presenta una componente militare e una civile. Il servizio è obbligatorio per uomini e donne indistintamente e la sua durata è indeterminata. Chi presta servizio militare non ha praticamente alcuna prospettiva di proscioglimento. Per chi presta servizio civile, le prospettive di proscioglimento migliorano dopo circa dieci anni. Diversi rapporti documentano violazioni dei diritti dell’uomo, soprattutto nel quadro della parte militare del servizio nazionale. I soldati sono spesso arrestati e talvolta torturati per il semplice fatto di aver formulato critiche nei confronti dei superiori o di aver commesso infrazioni di scarsa entità contro l’ordine. Il soldo è talmente infimo da non bastare nemmeno a coprire le spese di sostentamento dei soldati. Dalla riforma del 2015 alcuni membri del servizio nazionale ottengono una rimunerazione leggermente maggiore.

Il Governo eritreo considera il servizio di leva nazionale un progetto di ricostruzione dello Stato, cui ogni cittadino è tenuto a contribuire. Disertori e renitenti alla leva sono pertanto considerati «traditori della patria» e vengono puniti con un rigore eccessivo.

I principali motivi dell’emigrazione eritrea sono le violazioni dei diritti umani e la durata indeterminata del servizio di leva nazionale, la connessa assenza di prospettive e la repressione della libertà d’espressione.

I motivi che spingono gli Eritrei a emigrare sono quindi perlopiù direttamente riconducibili al servizio di leva nazionale. Attualmente i soldati restano in servizio per una durata indeterminata. Nel quadro del servizio militare, le reclute sono esposte all’arbitrio dei superiori. Qualsiasi forma di critica o indisciplina è punita duramente (carcerazione arbitraria, tortura). La situazione precaria dell’economia, fortemente dominata dallo Stato e dall’esercito, va viepiù deteriorandosi. Di recente, tuttavia, i prezzi della maggior parte dei prodotti sono diminuiti grazie alle importazioni dall’Etiopia. La situazione sotto il profilo dell’approvvigionamento è pessima, l’energia scarseggia e, conseguentemente alla fallita riforma della valuta del 2015/2016, l’economia manca di liquidità.

Chiunque critica la politica o il servizio di leva nazionale o pratica una religione non registrata (p. es. pentecostali, testimoni di Geova) è arrestato, rinchiuso in luoghi ignoti, senza procedimento e senza indicazione di un termine, e non di rado sottoposto a tortura. In passato tale era la sorte riservata ai disertori tornati in Eritrea. I richiedenti l’asilo provenienti dall’Eritrea ottengono asilo non in ragione della situazione economica, bensì delle pene eccessivamente severe comminate per ragioni politiche nei riguardi di disertori e renitenti alla leva in caso di ritorno al Paese.

Dopo aver lasciato la propria patria, la maggior parte dei migranti eritrei soggiorna in campi profughi in Sudan o Etiopia, giacché il prosieguo del viaggio verso l’Europa o l’America del Nord è molto costoso. In Europa, la Svizzera è una meta importante per i richiedenti l’asilo eritrei. Nel 2015, circa 47 000 cittadini eritrei hanno chiesto asilo in Europa, di cui quasi 10 000, ovvero circa il 21 per cento, in Svizzera. Nel 2016 e nel 2017 questa quota è ammontata soltanto a circa il 12 per cento.  

Paese Domande d’asilo 2014 Domande d’asilo 2015 Domande d’asilo 2016 Domande d’asilo 2017
Domande d’asilo 2018
(stato: fine ottobre)
Germania 13 200 11 000 19 100 9 250 5 300
Svizzera 6 900 9 950 5 200 3 400 2 600
Paesi Bassi 4 000 7 400 2 900 4 050 3 550
Svezia 11 500 7 250 1 150  700 750
Gran Bretagna 3 250 3 750 1 300 1 150 1 800
Norvegia 2 300 2 950 600 850 250
Danimarca 2 300 1 750 250 300 400
Italia 750 750 7 700 6 700 800
Francia 725 1 550 1 350 1 050 1 400
Belgio 725 350 350 700 700

Quasi tutti gli Eritrei diretti in Europa transitano dall’Italia senza restarvi. Le loro principali mete sono Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Svezia, Gran Bretagna e Francia. In tutti questi Stati la quota di protezione nei riguardi dei richiedenti l’asilo eritrei è analoga a quella della Svizzera. Nel 2017 si è attestata all’87,2 per cento. Uno dei maggiori fattori che inducono i cittadini eritrei a venire in Svizzera è la vicinanza con l’Italia – tra quelli summenzionati, la Svizzera è il Paese che può essere raggiunto più rapidamente e con il minor costo. Tuttavia numerosi Eritrei proseguono il loro viaggio in direzione della Germania, più attrattiva della Svizzera in quanto applica procedure più brevi e una prassi meno restrittiva in materia di allontanamenti Dublino verso l’Italia.

Dall’inizio dell’estate 2015 si osserva un calo dell’attrattiva del nostro Paese per i richiedenti l’asilo eritrei. La maggior parte degli Eritrei fermata in Ticino dal Corpo delle guardie di confine non chiede asilo in Svizzera, bensì manifesta l’intenzione di attraversare il nostro Paese per recarsi in Germania, nei Paesi Bassi o in Svezia.

Nel 2016 il numero di Eritrei che hanno utilizzato la rotta del Mediterraneo centrale è sceso da 39 150 nel 2015 a 20 700. L’Italia ha registrato praticamente tutti i migranti sbarcati. Molti di loro hanno chiesto asilo in Italia. Nel 2017 il numero di Eritrei sbarcati è sceso a circa 7000. La maggior parte ha presentato una domanda d’asilo in Italia per poi essere trasferita in altri Paesi europei nel quadro del programma di ricollocazione.

Conformemente alla legge sull’asilo, alla prassi della SEM e alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale (TAF), di per sé la renitenza alla leva o la diserzione non costituiscono motivi sufficienti per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Occorre tuttavia concedere l’asilo ove la renitenza alla leva o la diserzione sia connessa con una persecuzione ai sensi dell’articolo 3 capoversi 1 e 2 della legge sull’asilo. Se dall’esame della domanda d’asilo emerge che la pena pronunciata nei confronti della persona interessata non è volta a garantire l’osservanza dell’obbligo di leva ma semmai a qualificare il renitente alla leva o il disertore come avversario politico e a infliggergli una pena eccessivamente severa e trattamenti contrari ai diritti umani, è data una persecuzione rilevante per l’asilo ai sensi dell’articolo 3 della legge sull’asilo.

Sulla base dell’insieme delle informazioni disponibili, nel valutare le domande d’asilo di richiedenti eritrei la SEM dà per acquisito che in Eritrea i disertori e i renitenti alla leva sono regolarmente giudicati e puniti in maniera arbitraria dai comandanti militari al di fuori di qualsiasi procedimento giudiziario. Le sanzioni hanno spesso carattere inumano e degradante e sono estremamente severe. Possono eventualmente comprendere tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ai sensi dell'articolo 3 CEDU. Si constata che tali sanzioni sono inflitte sostanzialmente per motivi politici (cosiddetto Politmalus).

Nel giugno 2016 la SEM ha adeguato la propria prassi nei riguardi dei richiedenti l’asilo eritrei: da allora, l’espatrio illegale non costituisce più, di per sé, un motivo rilevante ai fini dell’asilo conformemente all’articolo 3 LAsi. I cittadini eritrei che non sono mai stati convocati per il servizio nazionale oppure che sono stati esentati o congedati dal servizio nazionale non sono pertanto più riconosciuti quali rifugiati. Ogni caso è tuttavia esaminato individualmente e accuratamente.

La sentenza del Tribunale amministrativo federale del 30 gennaio 2017 conferma la prassi applicata dalla SEM dal giugno 2016 per l’emanazione delle decisioni riguardanti i richiedenti l’asilo eritrei. L’unica conseguenza della sentenza è pertanto il prosieguo della prassi adottata sinora dalla SEM.

La legge sull’asilo vieta ai rifugiati riconosciuti di entrare in contatto con le autorità del loro Paese d’origine. I viaggi nel Paese d’origine sono compresi in questo divieto. Se ha le prove che un rifugiato si è recato nel Paese d’origine, la SEM può revocare l’asilo e disconoscere lo statuto di rifugiato dell’interessato. Le autorità federali (SEM e altre autorità) si adoperano per dimostrare, nella misura consentita dalle leggi in vigore, l’avvenuto ritorno in patria di cittadini eritrei e adottano le misure del caso.

Di norma e a prescindere dalla nazionalità, il tasso di dipendenza dall’aiuto sociale dopo la concessione dell’asilo o l’ammissione provvisoria si situa al di sopra dell’80 per cento. Diversi i motivi: in genere occorre dapprima imparare la lingua locale. Inoltre, per integrarsi con successo nel mondo del lavoro occorre una certa conoscenza delle norme culturali vigenti sul posto di lavoro. Molti rifugiati o persone ammesse provvisoriamente devono inoltre conseguire le qualifiche professionali richieste dal mercato del lavoro svizzero, il che richiede tempo. Infine non si deve dimenticare che il lavoro integrativo vero e proprio inizia dopo la concessione dell’asilo o l’ammissione provvisoria.

Nel caso degli Eritrei vi è una serie di altri fattori che ostacolano l’integrazione: un certo numero di essi ha una formazione minima, le barriere linguistiche e culturali sono ingentissime e la maggior parte degli Eritrei non conosce la nostra scrittura e deve quindi essere per così dire «rialfabetizzata».

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 01.03.2019