FAQ – Domande ricorrenti sulla situazione in materia di rifugiati

Nei primi otto mesi del 2017 sono state presentate in Svizzera 12 507 domande d’asilo, ossia 6690 in meno che nei primi otto mesi del 2016 (19 197). I principali Paesi di provenienza dall’inizio del 2017 sono stati: Eritrea (2323), Siria (1305), Afghanistan (748), Guinea (691) e Somalia (614). Il mese del 2017 in cui sono state presentate più domande d’asilo è stato finora il mese di luglio con 1694 domande. Si tratta di un numero nettamente inferiore a quello registrato nello stesso mese dell’anno precedente (luglio 2016: 2477).

Statistica sull’asilo  

L’obiettivo del Consiglio federale è chiaro: chi necessita di protezione è accolto in Svizzera; chi invece non ne ha bisogno deve lasciare la Svizzera quanto prima.

La modifica della legge sull’asilo per velocizzare le procedure d’asilo, ampiamente accolta dal Popolo il 5 giugno 2016, persegue esattamente questo obiettivo: consentire di accertare in maniera più celere quali richiedenti l’asilo hanno diritto di rimanere in Svizzera e quali no.

Data la sua posizione nel cuore dell’Europa, la Svizzera non è in grado di fronteggiare da sola le sfide poste attualmente al settore dell’asilo. Il nostro Paese s’impegna pertanto a favore di una politica d’asilo europea concertata.

L’evoluzione della situazione nelle regioni in conflitto resta incerta. Il contesto migratorio è sempre molto instabile e, pertanto, imprevedibile. La Confederazione, i Cantoni, i Comuni e le città si sono preparati all’eventualità di un nuovo aumento del numero di domande d’asilo nel corso dell’anno, definendo i parametri della pianificazione d’emergenza in materia d’asilo. Ne risulta una chiara attribuzione dei compiti, come pure il fatto che la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e le città adempiono i compiti congiunti in stretta collaborazione, sostenendosi a vicenda per quanto possibile.

Con la pianificazione congiunta ci si propone di preparare le autorità in modo tale che sappiano gestire un eventuale aumento del numero di richiedenti l’asilo o di migranti che valicano la frontiera svizzera.

Comunicato, SEM, 14.04.2016
Pianificazione d’emergenza Asilo: affidati incarichi precauzionali al DDPS  

Comunicato, Il Consiglio federale, 20.04.2016
Pianificazione d’emergenza in materia d’asilo: definiti i parametri  

A prescindere dalla situazione attuale e da una possibile situazione di emergenza, resta fermo quanto segue.

Al fine di gestire con efficienza le domande presentate, la Segreteria di Stato della migrazione SEM si basa per il momento ancora sulla sua comprovata strategia di trattamento, che consente di decongestionare le strutture d’accoglienza in Svizzera:

  • le domande d’asilo manifestamente infondate sono trattate in prima priorità (p. es. procedura in 48 ore o procedura fast-track) e gli allontanamenti sono eseguiti sistematicamente;
  • la Svizzera applica pure in modo sistematico l’accordo di Dublino. Le persone la cui domanda d’asilo non compete alla Svizzera sono rinviate se possibile allo Stato Dublino competente. Le persone che non hanno il diritto di restare in Svizzera sono sistematicamente e rapidamente respinte.

Lo scorso anno la Confederazione ha raddoppiato le proprie capacità di alloggio e i Cantoni hanno aumentato nettamente il numero di posti letto disponibili. Tutto è pronto per fronteggiare eventuali situazioni speciali: Confederazione, Cantoni, Comuni e città hanno elaborato un piano d’emergenza congiunto per il settore dell’asilo, definendo una chiara attribuzione dei compiti in caso di emergenza. L’obiettivo primario di questi sforzi è garantire la registrazione, l’identificazione e l’alloggiamento di tutti i richiedenti in arrivo.

Inoltre, la Confederazione, i Cantoni, i Comuni e le città hanno elaborato congiuntamente nuove disposizioni della legge sull’asilo finalizzate a velocizzare considerevolmente le procedure d’asilo. Il popolo ha approvato la pertinente modifica della legge sull’asilo il 5 giugno 2016. In caso di forte affluenza di richiedenti l’asilo è particolarmente importante disporre di procedure celeri ed efficaci

La Confederazione, i Cantoni e i Comuni collaborano strettamente: sinora tutti i richiedenti sono accolti, registrati e ripartiti tra i Cantoni nel pieno rispetto delle prescrizioni legali. Dal 2015 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) dirige uno Stato maggiore Situazione Asilo, in cui sono rappresentate le autorità federali e i servizi cantonali responsabili, e gestisce un Centro operativo incaricato di analizzare costantemente gli sviluppi della situazione. Confederazione, Cantoni, Comuni e città hanno inoltre definito, il 14 aprile 2016, i parametri di un piano d’emergenza nel settore dell’asilo, per essere preparati a un’eventuale emergenza.

Nella prima metà del 2017 sono state presentate in Europa circa 360 000 domande d’asilo. Circa tre quarti delle domande riguardano la Germania, l’Italia, la Francia e la Grecia. Nella grande maggioranza degli Stati europei di destinazione, sinora il numero di domande d’asilo è in diminuzione rispetto al 2016. È tuttavia aumentato il numero di domande d’asilo presentate negli Stati alla frontiera esterna (Grecia +330%, Spagna +180%, Cipro +90% e Italia +70%). Pur muovendosi a livelli molto bassi è parimenti aumentato in maniera considerevole il numero di domande presentate in Romania (+210%, complessivamente 3950 domande fino alla fine di luglio). L’aumento delle domande d’asilo in Romania è indizio di un trasferimento della migrazione di transito attraverso i Balcani in direzione dell’Europa occidentale. A metà 2017 la quota parte della Svizzera si è attestata attorno al 2,5 percento.

No. Di questi tempi il sistema è tuttavia messo a dura prova. Per contro, ritirarsi dal sistema Dublino sarebbe controproducente per la Svizzera: tutti i richiedenti respinti in un altro Paese potrebbero depositare una seconda domanda in Svizzera. Sinora, il numero di persone che la Svizzera ha potuto trasferire in altri Stati europei In virtù del sistema Dublino è nettamente superiore al numero di persone che ha dovuto riprendere in carico in virtù del medesimo accordo.

Nel settembre 2015, l’Unione europea ha adottato un programma per l’accoglienza e la ricollocazione solidale di 160 000 rifugiati e persone bisognose di protezione, compiendo un importante passo verso un perfezionamento del sistema Dublino Il programma di ricollocazione prevede il trasferimento verso un altro Stato europeo di richiedenti l’asilo già registrati in Italia o in Grecia, due Stati Dublino che devono far fronte a numerose domande alla frontiera esterna dello spazio Schengen. Dall’avvio del programma fino alla fine di agosto 2017 la Svizzera ha accolto 1122 persone.

L’elevata quota di protezione significa che il nostro sistema funziona: il numero delle domande ingiustificate è nettamente diminuito rispetto agli anni precedenti. In Svizzera chiedono protezione coloro la cui vita e integrità fisica sono effettivamente in pericolo. Ciò grazie a vari provvedimenti adottati dalla Confederazione negli ultimi anni (p.es. trattamento prioritario e procedure accelerate per le domande con deboli motivazioni).

L’Accordo di Schengen consente il ripristino temporaneo di controlli sistematici alle frontiere comuni degli Stati Schengen soltanto in presenza di una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna – condizione che al momento non è data. Il Consiglio federale ritiene quindi che per il momento la situazione non giustifica una misura come i controlli sistematici alle frontiere. Il Corpo delle guardie di confine Cgcf può sempre procedere a controlli puntuali lungo i segmenti nevralgici delle frontiere nazionali. Controlli mobili basati sui rischi quali quelli svolti tuttora dal Cgcf sono nettamente più efficienti e consoni agli obiettivi perseguiti che non i controlli su larga scala.

Il Consiglio federale lo ha già ribadito a più riprese: l’introduzione di controlli alla frontiera interna ai sensi del Codice frontiere Schengen non è uno strumento di gestione del numero di domande d’asilo, giacché le persone che cercano protezione devono in ogni caso essere ammesse e sottoposte ad esame.

La Svizzera si aspetta inoltre che tutti gli Stati Schengen si attengano ai loro obblighi di diritto internazionale e in particolare al principio di non respingimento (non-refoulement).

Dall’inizio della crisi, nel 2011, la Svizzera ha stanziato oltre 315 milioni di franchi per un aiuto umanitario destinato alla popolazione colpita. I crediti sono investiti per metà a favore del sostegno e della tutela delle persone nel bisogno in Siria e per l’altra metà a favore di un aiuto ai Paesi circostanti (Giordania, Libano, Iraq e Turchia), che hanno accolto la maggior parte dei profughi siriani.

Dal 2013 la Svizzera ha intensificato il proprio impegno in vista di ammettere gruppi di rifugiati nel quadaro del programma di reinsediamento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR).Questo programma si rivolge a persone particolarmente vulnerabili cui l’ACNUR ha riconosciuto lo statuto di rifugiati e che si trovano in Siria e in Paesi vicini. Nel settembre 2013 il Consiglio federale aveva deciso di accogliere 500 rifugiati particolarmente vulnerabili nel quadro di un progetto pilota. Tra novembre 2013 e il 9 dicembre 2015, nel quadro del programma sono state accolte in Svizzera 503 persone (99 famiglie e 19 persone sole). Nel marzo 2015 il Consiglio federale ha deciso di proseguire il reinsediamento, pertanto, fino alla metà del 2017, 999 persone in totale hanno trovato rifugio in Svizzera nel quadro di questo programma.

Il 9 dicembre 2016 il Consiglio federale ha deciso di ammettere un nuovo contingente di 2000 vittime del conflitto siriano sull’arco di due anni. La Svizzera accoglierà in primis cittadini siriani fuggiti alla volta del Libano o della Giordania. Alla fine di agosto 2017, 333 persone bisognose di protezione erano già giunte in Svizzera nel quadro di questo contingente.

In Siria rimane della massima urgenza trovare una soluzione politica: è il solo rimedio decisivo che possa disinnescare la crisi umanitaria. Per questo motivo, la Svizzera intende sostenere in termini finanziari e organizzativi il processo di pace dell’ONU. È previsto un dialogo di vasta portata, con la partecipazione degli attori importanti sul piano internazionale, regionale e siriano. La Svizzera mette inoltre a disposizione dell’ONU la sua perizia e ha già dichiarato di essere pronta a ospitare il processo di pace a Ginevra, in linea con la propria politica di Stato ospite.

Maggiori informazioni sul tema sono reperibili sul sito della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione:
Priorità: Impegno della Svizzera a favore delle vittime della crisi siriana  

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 10.10.2017