Processo di Khartoum

Il Processo di Khartoum è volto a promuovere il dialogo nel settore della migrazione e la collaborazione tra i Paesi d’origine, di transito e di destinazione lungo la rotta migratoria dal Corno d’Africa all’Europa. Si tratta di affrontare le sfide del settore della migrazione nel loro complesso, consentendo uno scambio paritario tra gli Stati interessati.

Il Processo di Khartoum è un’iniziativa avviata congiuntamente dall’Unione europea e dall’Unione africana mediante una dichiarazione rilasciata nel novembre 2014 in occasione di una conferenza ministeriale a Roma.

Obiettivi e misure

Il Processo di Khartoum mira a instaurare a livello regionale un dialogo durevole sulla migrazione e la mobilità finalizzato a potenziare e approfondire la collaborazione mediante progetti che non finanzia direttamente ma sostiene soltanto. Si tratta in particolare di rafforzare la protezione degli sfollati nonché di fornire aiuti concreti sul luogo, ad esempio creando possibilità formative e prospettive economiche o riducendo le ripercussioni negative dei cambiamenti climatici. Altri progetti sostenuti dal Processo di Khartoum mirano a combattere la tratta di esseri umani e a promuovere la mobilità regionale.

Oltre a fornire un sostegno politico e tecnico, esso organizza regolarmente incontri per discutere approfonditamente questioni specifiche. Nel 2016 sono stati discussi in questo contesto i temi della lotta alla tratta di esseri umani, del ritorno e della reintegrazione nonché – in collaborazione con il Processo di Rabat – della migrazione legale e delle agevolazioni in materia di visti.

Piano d’azione di La Valletta

In occasione del vertice internazionale sulla migrazione, tenutosi nella capitale di Malta nel novembre 2015, capi di Stato europei e africani hanno concordato il cosiddetto piano d’azione di La Valletta con cinque punti prioritari: lotta alle cause della migrazione irregolare, protezione e asilo, migrazione legale, lotta alla tratta e al traffico di esseri umani, ritorno e reintegrazione. Quale strumento d’attuazione è stato al contempo istituito il Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per l’Africa (European Emergency Trust Fund, EUTF). È stato deciso che il Processo di Khartoum e il Processo di Rabat avrebbero assunto il monitoraggio dell’attuazione del piano d’azione per le rispettive regioni.

I progetti vengono realizzati da organizzazioni internazionali e agenzie per lo sviluppo degli Stati membri in collaborazione con organizzazioni non governative locali e sotto la coordinazione dei rispettivi Governi, che però non ricevono finanziamenti diretti. 

Impegno della Svizzera

Dall’inizio del Processo di Khartoum la Svizzera ha avuto lo statuto di osservatore e in tal veste ha partecipato a diversi incontri. È stata accolta ufficialmente come membro durante il Senior Official Meeting (SOM) nel dicembre 2016.

La Svizzera non ha partecipato finanziariamente al Processo di Khartoum, ma ha per contro versato un contributo di 5 milioni di franchi all’EUTF, ottenendo in tal modo il diritto di voto negli Operational Committees. Attualmente le risorse totali del Fondo ammontano a 2,5 miliardi di euro. 

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 02.02.2017