Crisi umanitaria in Siria

Parole chiave: Asilo

Il conflitto armato che da cinque anni insanguina la Siria ha provocato una grave crisi umanitaria e inflitto sofferenze immani al popolo siriano. Stando alle stime delle Nazioni Unite, dallo scoppio delle violenze ci sarebbero stati circa 400 000 morti – altre fonti avanzano stime oscillanti tra 300 000 e 500 000 morti – e tra un milione e mezzo e due milioni di feriti (cifre ONU, stato primavera 2016). Sul posto vi sono 13,5 milioni di persone che percepiscono un soccorso d’emergenza – più della metà della popolazione siriana. Molte persone fuggono il Paese. Stando all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR), nella regione ci sono poco meno di 4,8 milioni di fuggiaschi, di cui quasi il 40 per cento sono bambini sotto i 12 anni.

A fronte della situazione drammatica in Siria e dell’emergenza umanitaria che ne è scaturita, il Consiglio federale ha adottato misure concrete in Svizzera:

Misure attuate

  • Progetto pilota di Reinsediamento

Nel settembre 2013 il Consiglio federale aveva deciso di accogliere, nell'ambito di un progetto pilota della durata di tre anni, un totale di 500 rifugiati particolarmente bisognosi di protezione. Il progetto pilota era rivolto alle vittime della guerra siriana che l'ACNUR aveva riconosciuto quali rifugiati. Il progetto pilota si è concluso con successo alla fine del 2015. Nel suo contesto, tra il 29 novembre 2013 e il 9 dicembre 2015 sono state accolte in Svizzera 503 persone (99 famiglie e 19 persone sole). 338 dei cittadini siriani accolti provenivano dal Libano, altri 23 dalla Giordania. 141 persone (Iracheni e Palestinesi in provenienza dall'Iraq) vivevano nell'area metropolitana di Damasco e sono entrate in Svizzera direttamente dalla Siria. Al progetto pilota hanno partecipato otto Cantoni: San Gallo (ammissione di 121 persone), Ginevra (70), Soletta (61), Lucerna (60), Vallese (54), Basilea Campagna (49), Sciaffusa (44) e Uri (43).

Dossier rilocazione

  • Agevolamenti per il rilascio dei visti

A fronte della situazione drammatica in Siria, la consigliera federale Simonetta Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), ha introdotto nel settembre 2013 agevolamenti per il rilascio dei visti ai cittadini siriani aventi dei parenti in Svizzera. Lo scopo del provvedimento, estesosi sino alla fine di novembre 2013, era di consentire a queste persone di entrare in Svizzera in vista di un soggiorno temporaneo secondo una procedura celere. In virtù di questa decisione, le ambasciate Svizzere nei Paesi confinanti con la Siria hanno rilasciato circa 4700 visti agevolati.

Progetti in corso

  • Decisione del Consiglio federale del 6 marzo 2015

Nel marzo 2015 il Consiglio federale ha deciso di accogliere in maniera scaglionata sull’arco di tre anni altre 3000 vittime del conflitto siriano bisognose di protezione.

Da un lato s’intende offrire protezione a un certo numero di persone particolarmente vulnerabili nel quadro di un reinsediamento a lungo termine (resettlement). Il programma pluriennale si è svolto in stretta collaborazione con l’ACNUR) e si è concluso nel gennaio 2017. Sono giunte in Svizzera 994 persone ripartite su 35 gruppi (stato: maggio 2017). Come nel quadro del progetto pilota, queste persone ottengono in Svizzera lo statuto di rifugiati e pertanto non sono sottoposte a una vera e propria procedura d’asilo.

Ad altre persone bisognose di protezione s’intende, dall’altro lato, concedere un visto umanitario affinché possano entrare in Svizzera in modo sicuro: il programma si rivolge esplicitamente ai parenti stretti (coniugi e figli minorenni) di cittadini siriani già ammessi a titolo provvisorio. Al momento della presentazione della domanda di visto, i beneficiari dell’azione devono trovarsi in Siria oppure esserne fuggiti per sottrarsi alle violenze e trovarsi in uno Stato limitrofo (Egitto, Libano, Giordania o Turchia) senza status di soggiorno consolidato. Nel quadro del programma di accoglienza, dal maggio 2015 sono stati rilasciati 437 visti umanitari (stato: maggio 2017).

  • Ricollocazione (decisione del Consiglio federale del 18 settembre 2015)

Nell’autunno 2015 il Consiglio federale ha svolto una nuova valutazione della situazione, in base alla quale è stata decisa la partecipazione della Svizzera al primo programma europeo di ricollocazione (o relocation) riguardante 40 000 persone bisognose di protezione, deciso nel mese di luglio dall’Unione europea (UE). Nel contesto odierno, relocation indica la ricollocazione in un altro Stato europeo di persone che sono già state registrate in uno Stato Dublino e vi hanno presentato una domanda d’asilo. Lo scopo è di sgravare gli Stati Dublino situati alla frontiera esterna dell’UE e che, in periodi di particolare tensione, devono confrontarsi con un numero molto elevato di domande d’asilo. Conformemente alla decisione del Consiglio federale, la Svizzera accoglierà fino a un massimo di 1500 persone già registrate in Italia e in Grecia, fornendo così un ulteriore contributo a un modus operandi congiunto e solidale in Europa. Il numero di persone accolte nel quadro di questo programma sarà computato sul contingente di 3000 persone bisognose di protezione.

Sinora (stato: maggio 2017) la Svizzera ha messo a disposizione 922 posti e ha accolto 605 persone provenienti dall’Italia e 317 dalla Grecia.

Dall’inizio della guerra, nel marzo 2011, sono 15 306 le persone provenienti dalla Siria che hanno chiesto asilo in Svizzera. Nel medesimo periodo il nostro Paese ha concesso asilo a 4098 cittadini siriani e ne ha accolti 7770 a titolo provvisorio (stato: fine aprile 2017), dando così un ulteriore, importante segno di solidarietà oltre all’aiuto prestato sul posto.

  • Decisione del Consiglio federale del 9 dicembre 2016 (resettlement) 

Il 9 dicembre 2016 il Consiglio federale ha deciso di accogliere altre 2 000 vittime del conflitto siriano sull’arco di due anni. Vengono in primo luogo accolti cittadini siriani provenienti dal Libano e dalla Giordania. A fine aprile 2017 erano giunte in Svizzera già 110 di queste persone bisognose di protezione.

Nel quadro di tale programma è previsto di accogliere nel 2017 600 persone (nel 2018: circa 1000 e nel 2019: circa 400). Nel nostro Paese queste persone ottengono lo statuto di rifugiati e pertanto non sono sottoposte a una vera e propria procedura d’asilo.

Impegno svizzero sul posto

La situazione umanitaria in Siria rimane drammatica. Il conflitto non accenna a terminare. I diritti dell’uomo e il diritto internazionale umanitario non vengono rispettati. Alla luce di questa realtà, alla fine di settembre il Consiglio federale ha deciso di rafforzare il proprio impegno nell’ambito della politica migratoria svizzera e ha nominato, in seno alla SEM, un incaricato per le questioni migratorie in Medio Oriente. L’ambasciatore Urs von Arb, che per primo assumerà questa funzione, si occuperà della protezione sul posto, della prevenzione della migrazione illegale nonché di strategie transnazionali quali per esempio il reinsediamento. Le aree di azione saranno i Paesi che confinano con la Siria ossia Iraq, Giordania, Libano e Turchia.

Dall’inizio della crisi, nel 2011, la Svizzera ha stanziato oltre 250 milioni di franchi per fornire un aiuto umanitario alla popolazione colpita. Metà dei crediti è stata investita a favore del sostegno e della protezione delle persone in Siria e l’altra metà per l’aiuto negli Stati vicini (Giordania, Libano, Iraq e Turchia), che hanno accolto la maggior parte dei rifugiati provenienti dalla Siria. La Svizzera si prodiga affinché nelle regioni colpite sia garantito l’accesso ai beni di prima necessità (acqua potabile, strutture sanitarie, ecc.). Si adopera inoltre per la predisposizione di aree di protezione destinate alle persone particolarmente vulnerabili quali gli sfollati interni, i rifugiati e i migranti.

In Siria rimane della massima urgenza trovare una soluzione politica atta a disinnescare in maniera decisiva e durevole la crisi umanitaria. Per questo motivo, la Svizzera intende sostenere in termini finanziari e organizzativi il processo di pace dell’ONU. È previsto un dialogo di vasta portata che coinvolga gli attori importanti sul piano internazionale, regionale e siriano. La Svizzera mette inoltre a disposizione dell’ONU la sua perizia e, in linea con la propria politica di Stato ospite, si è già detta disposta a ospitare il processo di pace a Ginevra.

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vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 24.08.2017