Requisiti previsti dalla legislazione sugli stranieri in materia d’integrazione

I requisiti previsti dalla legislazione sugli stranieri in materia d’integrazione comprendono tutti i criteri in base ai quali, nel caso specifico della procedura di ammissione, di permesso, di revoca o di allontanamento, le autorità competenti chiamate a emanare una decisione verificano il grado d’integrazione di determinati stranieri.

Nell’esercizio del loro potere discrezionale, le autorità competenti in materia di migrazione prendono le decisioni attinenti al diritto degli stranieri tenendo conto dei principi costituzionali (art. 5, 8 e 9 Cost.), degli interessi pubblici e della situazione personale nonché del grado d’integrazione dello straniero (art. 54 cpv. 2 e 96 LStrI).

Gli stranieri dimostrano il proprio contributo all’integrazione ai sensi degli articoli 4 LStrI e 4 OIntS e di cui è tenuto conto nelle decisioni attinenti al diritto degli stranieri:

  • rispettando i principi dello Stato di diritto e i valori della Costituzione federale,
  • apprendendo la lingua nazionale parlata nel luogo di residenza,
  • confrontandosi con le condizioni di vita in Svizzera,
  • manifestando la volontà di partecipare alla vita economica e di acquisire una formazione.
       

Accordi e raccomandazioni in materia di integrazione – obbligatorietà a priori

Chi immigra in Svizzera deve imparare a destreggiarsi nella nuova realtà. Un compito che i migranti possono gestire con l’aiuto degli accordi e delle raccomandazioni in materia di integrazione. In virtù dell’articolo 54 capoverso 1 LStrI, i Cantoni hanno la possibilità di vincolare il rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata alla condizione che lo straniero frequenti un corso di lingue o d’integrazione. L’obbligo di frequentare un corso può essere stabilito in un accordo d’integrazione.

Nel 2013, dieci Cantoni si sono avvalsi dello strumento rappresentato dagli accordi in materia di integrazione. I Programmi d’integrazione cantonali prevedono che i migranti con particolari bisogni in termini di integrazione siano sostenuti in modo mirato e che, nel giro di un anno al massimo, possano beneficiare di misure adeguate. A questi programmi si affiancano gli accordi e le raccomandazioni in materia di integrazione che prevedono espressamente, ad esempio, la frequenza di un corso di alfabetizzazione o di lingua.

In virtù dell’Accordo sulla libera circolazione, i Cantoni possono formulare solo raccomandazioni nei confronti dei migranti provenienti dai Paesi UE/AELS, mentre possono concludere veri e propri accordi di integrazione con i cittadini di Stati terzi. Chi vi si attiene ha più chance di ottenere in anticipo un permesso di soggiorno. Per contro, in caso di mancato rispetto dell’accordo o se sussistono motivi di revoca ai sensi dell’articolo 62 LStrI, è possibile negare il permesso di dimora o la sua proroga. I Cantoni affermano, tuttavia, che solo in rari casi è necessario comminare sanzioni. A livello federale, la legge prevede che, a determinate condizioni, un accordo di integrazione venga concluso solo per i consulenti religiosi (art. 7 ordinanza sull’integrazione degli stranieri). In tutti gli altri casi, i Cantoni possono decidere autonomamente come procedere.

Accordi d’integrazione in lingue d’origine ricorrenti


Valutazione del progetto pilota per l’introduzione dell’accordo d’integrazione in cinque Cantoni

(Questi documenti non sono disponibili in italiano)

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 02.04.2015