Partenariati in materia di migrazione

Contesto dei partenariati in materia di migrazione

Negli ultimi anni, la migrazione internazionale ha subito un notevole cambiamento. Grazie alla maggiore mobilità, al più facile accesso ai mezzi di comunicazione e alla disponibilità di informazioni, i flussi migratori si sono diversificati e hanno assunto una dimensione globale. Anche se le ragioni della migrazione rimangono sostanziamente le stesse (povertà, guerra, violazioni dei diritti umani, crisi economiche e cambiamenti climatici), la loro portata e le interconnessioni globali rendono il fenomeno ancora più complesso. Questa situazione offre alla Svizzera nuove opportunità, ma comporta anche nuove sfide. Per trarre beneficio da queste opportunità e sfide e per sfruttare le sinergie tra i diversi attori della politica migratoria, la Svizzera si è dotata dello strumento dei partenariati in materia di migrazione. Nell’ambito di questi partenariati migratori si cerca di affrontare il tema della migrazione come fenomeno globale e complesso e di trovare un giusto equilibrio tra gli interessi della Svizzera, dei suoi Paesi partner e degli stessi migranti (win-win-win).

Concetto e contenuto

Il concetto di partenariato in materia di migrazione è contemplato dall’articolo 100 della legge federale sugli stranieri (LStr), che conferisce al Consiglio federale il compito di promuovere partenariati bilaterali e multilaterali in materia di migrazione con altri Stati. Questi partenariati forniscono il quadro per diversi strumenti della politica migratoria estera della Svizzera, quali ad esempio, gli accordi di riammissione o i progetti finalizzati alla costituzione di capacità. In genere sono formalizzati con un Memorandum of Understanding (MoU). Simili accordi sono stati firmati nell’aprile del 2009 con la Bosnia e Erzegovina, nel giugno del 2009 con la Serbia, nel febbraio del 2010 con il Kosovo, nel febbraio del 2011 con la Nigeria, nel giugno del 2012 con la Tunisia e nel agosto del 2018 con lo Sri Lanka. Di regola gli incontri bilaterali hanno luogo ogni sei mesi, nell’intervallo i comitati interdipartimentali responsabili dell’attuazione si riuniscono regolarmente a Berna. Questi comitati coordinano le varie attività e gli investimenti, sviluppano strategie e fissano gli obiettivi annuali.

Il contenuto dei partenariati in materia di migrazione può essere strutturato in modo flessibile e varia da un Paese partner all’altro, poiché riflette il contesto del Paese e gli interessi specifici degli attori coinvolti. Oltre ai temi tradizionali come la riammissione, l’aiuto al ritorno, la politica dei visti o la lotta contro la tratta di esseri umani, oggi anche le questioni riguardanti possibili sinergie tra migrazione e sviluppo nonché i diritti umani dei migranti sono parte integrante dei partenariati in materia di migrazione.

Attori

I principali attori nell’ambito della conclusione di partenariati in materia di migrazione sono la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) nonché la Divisione Sicurezza umana (DSU) e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Il 14 dicembre 2012, il Consiglio nazionale ha accolto su proposta del Consiglio federale il postulato Amarelle (12.3858; Monitoraggio e valutazione degli accordi di partenariato migratorio). Il postulato chiede di valutare i partenariati in materia di migrazione della Svizzera. Ai fini di un monitoraggio indipendente di questo strumento ancora relativamente nuovo, il Comitato interdipartimentale per la cooperazione internazionale in materia di migrazione ha deciso nell’autunno del 2013 di commissionare una valutazione esterna. Nel quadro di una procedura mediante invito, la valutazione esterna è stata affidata alla Maastricht Graduate School of Governance (MGSoG) la cui offerta era focalizzata su un’analisi qualitativa di interviste e documentazioni.

Il bilancio della valutazione esterna degli effetti e del valore aggiunto dei partenariati in materia di migrazione è nel complesso positivo. I risultati della valutazione esterna confermano che il partenariato migratorio è lo strumento adatto per intensificare la cooperazione con i Paesi d’origine e di transito tenendo conto in modo equilibrato degli interessi di tutti gli attori coinvolti. Il rapporto giunge alla conclusione che i partenariati in materia di migrazione si basano su un rapporto di forza relativamente equilibrato tra la Svizzera e i Paesi partner. Secondo gli autori della valutazione il potenziamento della cooperazione tra diversi uffici federali e la conseguente coerenza della politica migratoria costituiscono uno dei risultati più rilevanti. Rispetto ad altri approcci della cooperazione bilaterale in materia di migrazione, il valore aggiunto dei partenariati migratori può essere riassunto in cinque punti:

  1. abbracciano un’ampia gamma di tematiche,
  2. istituzionalizzano e legittimano una cooperazione a lungo termine;
  3. si basano sulla reciprocità;
  4. sono flessibili e creano rapporti basati sulla fiducia che in caso di problemi possono essere attivati in qualsiasi momento;
  5. sono focalizzati su un approccio globale e a lungo termine alla risoluzione di problemi.

Dalla valutazione emerge tuttavia che la percezione dell’impatto dei partenariati in materia di migrazione varia molto a seconda del pubblico. Alla percezione dell’opinione pubblica si unisce spesso l’attesa che un partenariato migratorio abbia un impatto diretto sullo sviluppo del numero di domande d’asilo ossia sullo sviluppo della migrazione irregolare in Svizzera nonché sul numero di ritorni nel Paese d’origine. Il rapporto sulla valutazione esterna conferma invece che non è possibile provare l’esistenza di un nesso causale diretto. Per contro la valutazione dimostra chiaramente che la cooperazione nell’ambito di un partenariato migratorio garantisce uno svolgimento più rapido e corretto delle procedure, segnatamente per quanto riguarda il ritorno. Grazie ai partenariati in materia di migrazione, i rapporti istituzionalizzati a livello operativo generano effetti positivi soprattutto nell’ambito del ritorno. Stando alle prime tendenze, i partenariati migratori possono condurre a lungo termine a una diminuzione delle pendenze a livello esecutivo.

Partenariati conclusi

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 12.08.2018